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Il “made in Italy” firmato D’Aversa

Sulla Gazzetta dello Sport i segreti del modello Parma che il tecnico crociato è riuscito a plasmare in base alla rosa a disposizione

DA STROPICCIARSI GLI OCCHI. Alzi la mano chi all’inizio della stagione avrebbe pronosticato il Parma già a 17 punti dopo le prime dodici giornate, specialmente, alla luce di un mercato a rilento e completato solo negli ultimi giorni. Probabilmente nessuno ma la realtà dei fatti è che i crociati stanno facendo qualcosa di grandioso e dopo le tre promozioni consecutive, dai dilettanti fino alla serie A, raggiungere la salvezza varrebbe come la conquista dello scudetto. Un concetto ribadito dal neopresidente Pietro Pizzarotti, vittorioso al debutto. “Rimanere in serie A sarebbe un’impresa straordinaria. Non esistono altri obiettivi“.

DIFESA E RIPARTENZA. Giusto così tanto che la squadra ha acquisito subito la giusta mentalità per lottare ogni giornata col coltello tra i denti: detiene la percentuale più bassa di possesso palla dell’intero campionato (una media del 39,3%) affidandosi, soprattutto, a una solida difesa e alle ripartenze in contropiede. Un gioco fatto di verticalizzazioni immediate e pochi passaggi in mezzo al campo con l’idea di arrivare in porta il più velocemente possibile. Sostanza e semplicità al potere, ecco i segreti del Parma già a più otto sulla zona retrocessione.

I MERITI DI D’AVERSA. Dietro a questi risultati si vede chiaramente la mano di Roberto D’Aversa, uno dei allenatori emergenti della scuola “made in Italy” che ha dato una chiara impronta al gruppo. “Mi adatto ai giocatori che ho a disposizione -è il suo mantra- non contano i moduli ma come vengono interpretati. Finora non posso che fare un gigantesco applauso ai miei. Ma non abbiamo ancora fatto nulla: c’è da camminare parecchio prima del traguardo“.

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