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ESCLUSIVA – Evacuo, ‘l’ingegnere’ del gol: “Adesso sono Felice”

Il cruccio di essere il miglior goleador della Serie C, l’Avellino (“la piazza a cui sono più legato, vivo lì”), i social e… Parma-Lazio

E pensare che Felice Evacuo, il giocatore che ha segnato più gol in Serie C, 164 (216 in carriera), non voleva neanche fare il calciatore da grande.  “Se mi guardo indietro dice in esclusiva a ForzaParmavi dico che quando ero piccolo non mi sono mai visto giocatore di calcio. Fare il calciatore non è mai stato neanche il mio sogno da bambino, io ho sempre giocato per divertimento. Ho fatto l’Itis a Scafati (provincia di Salerno), poi mi sono iscritto all’Università. Ho fatto due anni di Ingegneria a Salerno, poi mi è arrivata la proposta della Lazio e ho lasciatoArrivare a fare il professionista è stata una fortuna, una contingenza arrivata all’improvviso. Non è che giocassi con l’assillo di arrivare un giorno nel professionismo. Io sono andato alla Turris dopo aver finito gli allievi, sono cresciuto con le scuole calcio”.

E come è arrivato a diventare l’attaccante più prolifico della Serie C?

“Mah, diciamo che mi sono fatto guidare dall’istinto per il gol. Ma io non ho cominciato certo a fare l’attaccante, glielo dico. Ho fatto anche il portiere. Il difensore, il centrocampista. Ho giocato ovunque. Ho cominciato a fare l’attaccante nella Berretti.  La Turris mi ha preso dalla scuola calcio, lì ho cominciato a fare tanti gol. Poi sono andato in prima squadra, in Serie C2 e da lì è cominciata la scalata”.

Dopo 19 anni di professionismo, cosa dice di Evacuo?

“Che la sua dote migliore è l’istinto per il gol, non ho mai avuto doti eccelse a livello tecnico e fisico. Non sono un giocatore appariscente, non sono veloce, non faccio numeri. Ma l’istinto per il gol mi ha sempre guidato”.

Non è un po’ severo con se stesso?

“Dico solo la verità”.

Comunque è il miglior marcatore della C.

“Personalmente questa è una grandissima soddisfazione, in carriera ho sempre fatto scelte che potessero farmi vincere, a squadre di B che preferivano fare campionati tranquilli, ho preferito sempre quelle di categoria inferiore, purché potessero farmi vincere”. 

Perché ha scelto sempre un basso profilo?

“Quando ho iniziato a giocare ho sempre avuto la fortuna di farlo per vincere:da  Firenze ad Avellino. Indipendentemente dalla categoria, giocare per vincere ti dà stimoli in più. Quando scendi in campo per vincere a livello professionale è molto più stimolante. La sfida mi piace, sia a livello personale che a livello di squadra. Io ho scelto sempre la squadra per vincere campionati”.

Anche la scelta di Trapani, immagino, sia stata ponderata in questo senso.

“A Trapani ho fatto una scelta l’anno scorso. Venivo da un periodo difficile, avevo bisogno di una società forte che puntasse su di me. Sono contentissimo di essere qua. L’anno scorso non siamo riusciti a vincere, potevamo fare il salto di qualità. Quest’anno l’arrivo di Rubino e di mister Italiano ci ha resi più forti. Il direttore è amico di Faggiano e forse qualche buon consiglio lo ha avuto anche da lui”.

164 gol: qual è quello a cui si sente più legato?

“Emotivamente parlando rispondo così: la doppietta che ho fatto al Napoli quando giocavo con la Sassari Torres. Io sono un tifoso del Napoli, da sempre. Andavo in curva e mi emozionavo con la squadra. Fare due gol alla mia squadra del cuore è stata una sensazione indescrivibile. Ricordo che in quel Napoli c’era Calaiò”.

A proposito di Calaiò: siete arrivati a Parma nello stesso periodo. Che cosa non ha funzionato?

“In quel Parma abbiamo faticato ad assemblarci. C’erano grandi attese, ma  abbiamo fatto fatica. Da dicembre in poi è cambiato qualcosa. Grazie all’arrivo di Faggiano e D’Aversa,  la rosa già buona, venne rinforzata con giocatori di B e qualcuno anche di A. Poi il grande merito del tecnico: ha condotto la squadra verso la vittoria”.

Andare via da Parma ha rappresentato un rimpianto?

“Sì. A gennaio ho fatto – a posteriori – una scelta sbagliata: sono andato all’Alessandria. Ma adesso è facile parlare. Comunque stavo andando in una squadra che era una delle più forti della categoria, che puntava a vincere. Non sarei mai dovuto andare via a gennaio. Il Venezia ha fatto la differenza, ma il Parma poteva vincere il campionato. Non sarei mai voluto andare via, non ho mai cambiato squadra a gennaio in diciannove anno di professionismo”.

Poi?

“Poi le scelte, i momenti, le attese, la voglia di metterti in gioco. Per l’Alessandria è stata un’annata sprecata. Sfortunata. La squadra era davvero fortissima. Nel calcio le dinamiche sono importanti. Ci siamo fatti raggiungere dalla Cremonese, abbiamo finito a pari punti e nei play off non abbiamo mai perso. Le finali poi hanno una storia a sé e incontrare quel Parma era dura per tutti”.

Segue ancora il Parma?

 “Sì, certo che lo seguo”.

Domenica giocherà con la squadra che ha portato Evacuo in Serie A.

“La Lazio è stata la squadra che mi ha concesso la visibilità a livello Nazionale, mi ha consentito di fare il salto di qualità che tanti giovani non riescono a fare. Quella Lazio era forte, c’era Cragnotti. Mi ricordo di essermi messo in mostra nella Primavera, era comunque un’occasione irripetibile. Vedere nei campi a fianco Nesta, Stam, Stankovic, Crespo, ti dava la sensazione di poter imparare qualcosa anche respirando la stessa aria che respiravano loro. La Lazio aveva anche vinto a livello Europeo e non aveva niente da invidiare alle altre squadre. Ho vissuto con giocatori stratosferici in quel momento, da loro ho imparato qualcosa giorno dopo giorno. Mi ricordo che Crespo e Inzaghi erano fortissimi, Simone è diventato adesso un grande allenatore ma prima è stato un giocatore indispensabile per tutte le squadre. Il ricordo di Roma? Nel derby di Primavera ho fatto tre gol: vincere un derby a Roma è importante anche se giochi nelle giovanili”.

Che partita si immagina domenica?

“Sarà sicuramente una bella sfida, il Parma con la vittoria contro il Genoa ha aggiunto un ulteriore pezzo alla salvezza. Quest’anno non ha mai sofferto. Sa giocarsi i momenti difficili, sa amministrare le partite e colpire nel momento giusto. Ha avuto un grande equilibrio. Faggiano e D’Aversa sono bravissimi. Hanno costruito una squadra con criterio”.

Lei li conosce, ci parli di loro.

“Anche se per poco, ho vissuto un po’ di Parma con entrambi. Faggiano sicuramente è un bravo direttore sportivo. Oltre a saper costruire una squadra, è molto bravo anche a gestirla. Riesce a mettere i giocatori giusti a disposizione dell’allenatore. Ha voluto fortemente che venissi a Trapani, sono contento della scelta. D’Aversa è il top nella preparazione delle partite e sa giocare sugli avversari. Durante il derby di Reggio Emilia, quello che abbiamo vinto 2-0, mi sono stupito. D’Aversa era arrivato da poco, sapevamo tutti quanto i tifosi e la piazza ci tenessero a questa partita. Eravamo rimaneggiati, ci mancavano un sacco di giocatori. Neanche noi ci aspettavamo di poter fare quel tipo di partita, tatticamente siamo stati perfetti, merito del mister. A fine gara gli ho fatto i complimenti, perché neanche io credevo al fatto di aver giocato così bene”.

 Il suo rapporto con i social è ancora conflittuale?

“I social? Sono completamente assente da ogni piattaforma virtuale (ride ndc). Non mi piace mettermi in mostra, i social sono un ottimo strumento per determinate finalità, uno che fa il calciatore professionista non può mettere in rete la vita privata”.

 

 

 

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