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Se restiamo uniti…

Un anno dopo La Spezia il popolo gialloblù è chiamato a stringersi ancora una volta attorno alla squadra nella partita più importante della stagione

Incredulità, attesa, nervosismo. Ansia. Tutti stati d’animo che si respirano anche oggi, a distanza di un anno. Chiaramente con connotazioni diverse rispetto a quel 18 maggio del 2018, nella notte in cui gli dei del calcio spalancarono le porte dell’Olimpo al Parma di Lucarelli. Nella notte di La Spezia il Parma è ritornato a ruggire, l’araba fenice che la società ha fatto stampare sulle mute nell’anno della Serie D ha preso forma e ha spiccato definitivamente il volo. In quella notte il Parma è diventato grande, si è ripreso quello che gli avevano tolto e se lo è rimesso in tasca, brandendolo prima con orgoglio poi gustandoselo. E adesso teme di perderlo.

Un anno fa il Parma salutava tutti, la nave con a bordo il comandante D’Aversa non era affondata neanche nelle tempeste di una Serie B impervia, difficile, movimentata, incerta. Era passata da Empoli, sballottata, presa a pallonate. Difficile pensare che sarebbe arrivata a destinazione dopo una tempesta del genere. Eppure la corazza del Parma, costruito a immagine e somiglianza del suo allenatore, è riuscita a resistere senza crepe.

D’Aversa quella corazza l’ha utilizzata anche quest’anno, è un po’ più ammaccata ma risplende ancora, è fulgida. Solo un po’ più opaca, con qualche granello di polvere. Le lotte sono state più feroci, gli avversari coriacei e le sconfitte cocenti. La guerra non è ancora finita, oggi come allora il sangue ribolle nelle vene e pulsa. Il popolo crociato si attende dai suoi beniamini una grande prova: giocatori come gladiatori, stadio come l’arena. Pubblico che spinge e sprona. E sostiene. Nell’ansia, nell’incredulità e nell’attesa che tutto finisca. Nel modo migliore. E quel coro “se restiamo uniti” ora abbraccia idealmente la ripartenza dai dilettanti e la voglia di rimanere tutti insieme in serie A.

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